Sogno una comunicazione che riesca a connettere persone e culture. Papa Francesco Si può raccontare il bene, per una condivisione che generi speranza? Gli esempi della speranza, che la Chiesa coltiva in tutto il mondo grazie anche all’impegno di moltissimi operatori della comunicazione, danno concretezza all’esortazione del Papa per 59^ Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, dal tema Gli obiettivi della comunicazione sono due: proteggere la democrazia e aiutare le persone ad affrontare la quotidianità. Le inchieste sono importanti, ma anche la proposta di soluzioni a ciò che non funziona. Styli Charalambous, Il senso della comunicazione, specie in tempi di terribili eventi in ogni latitudine: saper coltivare la speranza creando informazione, cultura e incontro. Proponendo soluzioni, impegnandosi con coerenza nella testimonianza. Al di là della giusta denuncia, come poter comunicare fiducia per un futuro migliore? È importante per ognuno ripensare al proprio ruolo a servizio della collettività, per rinsaldare la dimensione civile del comunicatore con persone e comunità, a maggior ragione se ci si rifà ai valori cristiani. Occorre sottolineare importanza teologica e pratica della speranza nell’affrontare le realtà e le crisi contemporanee Raccontare e dare risalto all’impegno di tanti che hanno vissuto i valori della comunicazione, anche a costo della vita: agenti attivi di speranza, incarnando la misericordia e la giustizia nel loro servizio di informazione alla società e alimentando la coscienza etica. Una chiave di lettura: impegno per una comunicazione di speranza: passione che supera il confine tra credenti e non credenti. Passione civica per la ricerca della verità, difesa convinta della democrazia. Una comunicazione in piedi, onesta, imparziale, capace di accompagnare al futuro, distinguere con autorevolezza i fatti dai commenti. L’informazione e la comunicazione Oggi le relazioni sono malate, faticose, spesso persino tossiche. Lo vediamo nella vita quotidiana, in famiglia, sul lavoro. Sui social, e non soltanto, dominano le tinte forti, aspre, in fondo perché abbiamo paura di guardare a fondo dentro di noi: è più facile aggredire che dialogare, è più semplice odiare che amare. Ma a quale prezzo? Il Giubileo 2025 è un’occasione straordinaria per diventare viandanti della speranza: in noi stessi, verso Roma, alle fonti dell’ispirazione cristiana. Cioè ritrovando nel Vangelo la “buona notizia” per eccellenza, la bussola per orientarsi sui sentieri della vita. L’Anno Santo, allora, può diventare un tempo in cui prendersi una pausa di silenzio, anche breve, perché soprattutto giornalisti e comunicatori riflettano sul senso profondo della loro professione. Alla luce della speranza e dei testimoni che hanno saputo interpretarla nella storia recente è passata. Si tratta di un’opportunità irripetibile per i credenti ma anche per i non credenti, grazie a cui riappropriarsi di un orizzonte di senso. Rallentando sui ritmi frenetici che impediscono uno sguardo lungo, quanto mai necessario per costruire il futuro. Nell’era delle redazioni h24, occorre uno spazio di riflessione personale e comunitaria. Essere pellegrini di Speranza significa narrare il mondo con uno sguardo aperto alla redenzione e al bene. I ritmi che le notizie impongono alla vita delle redazioni, 24 ore al giorno, 365 giorni all’anno troppo spesso non lasciano spazio alla possibilità per ciascuno di noi di ritagliarsi uno spazio per la riflessione personale e per ripensare alle modalità con cui svolge la propria diakonia nel complesso mondo dell’informazione. Certamente gli strumenti massmediali viaggiano ormai sempre con noi permettendoci di rimanere connessi in ogni luogo ed in ogni momento però questo voler essere presenti sulla tomba dell’apostolo Pietro, varcando la Porta Santa, ci dice che non abbiamo dimenticato che la bussola del nostro ministero di servizio nella Chiesa con le parole è la Parola. All’Angelus di domenica 24 dicembre 1989, san Giovanni Paolo II sottolineava come ogni credente sia chiamato ad essere parte attiva nell’opera della Speranza: Abbiamo la certezza che la nostra speranza non sarà delusa: Cristo stesso si fa garante del suo definitivo compimento. Egli, tuttavia, vuole farci partecipare attivamente all’opera intrapresa con la sua venuta nel mondo: vuole che alla Redenzione collaboriamo anche noi. Il credente attende tutto da Cristo e, ciò nonostante, si impegna come se tutto dipendesse da lui,
Sogno una comunicazione capace di raccontare e valorizzare storie e testimonianze che accadono in ogni angolo del mondo, mettendole in circolo e offrendole a tutti.
Sogno una comunicazione che sappia andare oltre gli slogan e tenere accesi i riflettori sui poveri, sugli ultimi, sui migranti, sulle vittime della guerra.
Una comunicazione che favorisca l’inclusione, il dialogo, la ricerca della pace.
ai partecipanti all’assemblea plenaria del Dicastero per la comunicazione in vista del Giubileo del Mondo della comunicazione, 31 ottobre 2024.Condividete con mitezza la speranza che sta nei vostri cuori (cf. 1Pt 3,15-16)
Una speranza da comunicare con le parole e con i fatti, con la capacità di guardare e dare spazio, nonostante tutto, “alle tante piccole e grandi storie di bene”.
co-fondatore della testata sudafricana Daily Maverick.
Cosa può dire il Giubileo al mondo dei comunicatori e dei media?
hanno strettamente a che fare con la relazione. Spegnere, anche se solo per qualche giorno, le luci dei monitor che illuminano perennemente le nostre redazioni per ritrovarsi insieme, sottolinea che abbiamo ancora davvero tanto bisogno di sentirci popolo di Dio in cammino nella storia per ritrovare proprio nella Parola e nell’incontro con il vescovo di Roma, nuova linfa capace di alimentare la nostra speranza.
E quello di noi comunicatori è un mondo che troppo spesso si trova a confrontarsi ed a dover raccontare con le miserie del mondo: situazioni in cui è davvero difficile continuare ad essere testimoni di Colui che è la nostra Speranza.

